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A Pulire 2009 chiamata in causa la politica dalle Imprese di Servizi che “denunciano” inaccettabili ritardi di pagamento da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Crisi industriale come conseguenza della crisi finanziaria, crisi di liquidità, dovuta a uno stretto giro di vite delle banche relativamente all’accesso al credito, ritardati pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni, con le conseguenze che ne derivano di ricorso all’indebitamento e di peggioramento del debito e della passività a breve: questi i mali congeniti del sistema Italia, questi i fattori di allarme che stanno portando al collasso le imprese di servizi del settore delle pulizie. E ancora: legalità del settore quale fattore di contrasto all’economia criminale ed elemento di crescita dell’occupazione; mancanza di controllo, sul territorio, degli appalti da parte di imprese scorrette; qualificazione della domanda pubblica e ruolo delle Centrali d’Acquisto. Annose questioni che si intrecciano con le problematiche connesse al Nuovo Codice degli Appalti, alla legge sulla responsabilità solidale dei committenti, e alla recentissima emanazione, da parte del Ministero del Lavoro delle tabelle del costo medio orario del lavoro che devono sostenere le imprese. Questi i temi dibattuti a Verona, nell’ambito di Pulire 2009, alla Tavola Rotonda “L’economia dei servizi: prospettive e criticità-Relazione cliente fornitore tra il pubblico e il privato”, che ha avuto luogo il giorno 11 giugno dalle ore 10 alle ore 12.30.
La Tavola Rotonda è stata organizzata da AFED, da sempre impegnata a rappresentare la filiera del cleaning professionale, nell’ottica dello sviluppo del mercato in presenza di regole, chiare e condivise, che consentano una corretta competitività. A questo proposito AFED ha perseguito la creazione del Comitato Permanente Settore Pulizie (CPS), un tavolo tecnico cui aderiscono CNA/A.S.N., Confcooperative/Federlavoro e Servizi, Fise/Anip, Fnip/Confcommercio, Legacooperative/ANCST, per affrontare in modo sistematico e organizzato i temi più rilevanti per la qualificazione della professione nell’ambito della filiera del pulito, ponendosi come interlocutore riconosciuto nei rapporti con le istituzioni pubbliche e le altre organizzazioni di categoria in riferimento agli obiettivi di qualificazione della professione condivisi. E come conseguenza di questa politica aggregatrice, AFED ha voluto promuovere la Tavola Rotonda, alla quale è stato invitato il Ministro del Welfare, Onorevole Maurizio Sacconi. Coordinata da Enrico Netti, del Sole24ore, la Tavola Rotonda ha visto la partecipazione di un qualificato pannel di relatori: Senatore Marco Stradiotto, Segretario alla presidenza del Senato e membro della Commissione Finanze e Tesoro; Matteo Marino, Presidente AFED e Rappresentante del CPS; Anna Fiorenza, Direttore Intercent-ER, Agenzia per l’acquisto di beni e servizi della Regione Emilia Romagna; Carmelo Romeo, Presidente Organismo Nazionale Bilaterale Servizi Integrati; Franco Tumino, rappresentante TAIIS, Tavolo Interassociativo Imprese Servizi. Il Ministro Sacconi non è intervenuto, ma è stato, comunque, il destinatario delle istanze che sono emerse dal dibattito, che ha trovato tutti i soggetti concordi nel ritenere indispensabile attuare per il settore, che rappresenta oltre il 70% del PIL nazionale, politiche di attenzione almeno pari a quelle che vengono adottate per il comparto industriale, per evitare il rischio, sempre più concreto, di un collasso che causerebbe un danno irreversibile per l’economia del Paese. Alla Tavola Rotonda era stato invitato anche Luigi Giampaolino, Presidente dell’Autorità di Vigilanza, che ha declinato l’invito, con grande rammarico dei convenuti, in quanto l’Autorità ha un ruolo di primo piano nel controllo della regolarità degli appalti pubblici. Ha aperto i lavori Michele Redi, Presidente AfidampFAB, che, nel suo saluto ai partecipanti in qualità di padrone di casa, ha ricordato come l’Associazione e Pulire, la più importante manifestazione europea del settore del cleaning professionale, abbiano sempre ospitato con grande attenzione momenti di incontro mirati all’analisi delle tematiche di più stretta attualità per il comparto. E ha sottolineato il coraggio con cui, nonostante il difficile momento del mercato globale, il settore abbia voluto partecipare a Pulire, confermando una presenza, sia di espositori che di visitatori, che è stata letta come segnale di speranza nella possibilità di uscire dal tunnel della crisi. Crisi che però, non ha nascosto il Presidente, sta colpendo in maniera significativa anche il mondo dei fabbricanti italiani, penalizzati, da una parte, dal fatto di essere forti esportatori e, dall’altra, dall’essere per lo più espressione di piccole e medie aziende, esposte alla stretta creditizia delle banche, tanto da essere, per la prima volta nella storia di questo comparto produttivo -che occupa, direttamente e con l’indotto, oltre trentamila persone-, costretti a ricorrere alla cassa integrazione, con il rischio anche, in alcuni casi, di chiusura. Redi ha espresso il suo rammarico per l’assenza del Ministro, cui avrebbe voluto rappresentare la realtà di questo settore di nicchia, ma di grande lustro per il Paese, in quanto la produzione italiana del cleaning –con un fatturato di un miliardo e trecento milioni di Euro- è riconosciuta come la migliore al mondo, per avere dal Governo il senso di un’attenzione che potrebbe essere di aiuto. Ha tuttavia espresso la speranza che proprio da Pulire possa avviarsi il cammino di ripresa e ha ringraziato, a titolo personale e a nome dell’Associazione, il senatore Stradiotto, per la sensibilità dimostrata con la sua presenza. Dopo il saluto del presidente, Enrico Netti ha introdotto i temi salienti della Tavola Rotonda, che riguardano un settore, quello dei servizi, di circa ventitremila imprese, con 7,2 miliardi di Euro di fatturato e oltre 450.000 occupati, che vive un rapporto difficile con le Pubbliche Amministrazioni, tra i principali clienti, ma con le quali esistono parecchi motivi di contenzioso, legati alle modalità di definizione delle gare d’appalto e, soprattutto, ai ritardi di pagamento che in alcuni casi superano i due anni, con tutte le conseguenze che ne derivano. Per le Pubbliche Amministrazioni ha preso la parola Anna Fiorenza, direttore di Intercent-ER, agenzia per l’acquisto di beni e servizi della Regione Emilia Romagna, che ha spiegato come le regioni possano dotarsi di centrali d’acquisto, che possono scegliere in quali ambiti operare, con lo scopo di razionalizzare le spese degli enti pubblici, ottimizzando il rapporto qualità/costi nell’acquisizione di beni e servizi. E ha illustrato la realtà dell’Emilia Romagna, che ha puntato sulla ottimizzazione dei processi amministrativi, eliminando la ripetitività di procedure che comportano, ciascuna, costi elevati, per puntare sulla qualità del servizio, quindi su gare non al massimo ribasso, ma all’offerta economicamente più vantaggiosa. Per quanto riguarda i ritardi di pagamento, Anna Fiorenza ha riconosciuto che il problema è particolarmente critico nell’ambito della Sanità, che peraltro non rientra nelle convenzioni di Intercent-ER, per un meccanismo farraginoso tra Regioni e Stato. A suo parere dovrebbe essere affrontato a livello nazionale. Ha concordato con queste considerazioni, Franco Tumino, rappresentante TAIIS, che ha illustrato un quadro piuttosto fosco, in quanto le imprese di servizi, che pure sorreggono da sole il 70% del PIL, non sono più in grado, allo stato attuale, di subire i ritardi di pagamento delle Pubbliche Amministrazioni, le quali, pur non avendo diminuito la spesa per i servizi, tuttavia costituiscono un grosso problema, tanto più che le imprese di servizi, in cui il costo del lavoro incide fino al 90%, sono costrette, per sostenere tali costi, a ricorrere al sistema bancario, ma sono soggette, per la loro struttura, a strette creditizie insopportabili. Tumino avrebbe avuto piacere di confrontarsi con il Ministro, cui però invia un appello perché la politica si attivi al più presto per affrontare il problema nel suo complesso. Il senatore Marco Stradiotto ha riconosciuto che i ritardi di pagamento delle Pubbliche Amministrazioni, che ammontano a circa 80 milioni di Euro, rappresentano un problema di estrema gravità, non solo per le imprese che li subiscono, ma anche perché si ritorcono contro gli stessi enti, in un giro perverso di interessi da pagare e di aumenti di prezzo da parte dei fornitori che si devono in qualche modo tutelare. Per Stradiotto, sarebbe auspicabile che si approfittasse proprio di questo particolare momento di crisi generalizzata, per chiedere la sospensione temporanea di parametri di Maastricht, e operare un riequilibrio nel bilancio delle pubbliche amministrazioni, tanto più che non si tratterebbe di aumentare l’indebitamento ma di completare il fabbisogno. Matteo Marino, presidente AFED, ha sottolineato che i ritardi di pagamento delle Pubbliche Amministrazioni, per una reazione a catena, penalizzano anche i fabbricanti e i distributori, che hanno nelle imprese di servizi i loro principali clienti. E ha sostenuto che a suo parere le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero spendere in maniera più corretta i loro budget, rendendo congruo il rapporto tra servizi offerti e il loro costo. Marino ha denunciato una scarsa conoscenza, da parte degli amministratori pubblici, dei corretti parametri di mercato, alla cui definizione AFED ha operato in stretta collaborazione con il neonato Comitato Permanente Settore Pulizie Professionali, stilando gli Indici di Produttività, che dovrebbero essere un punto di riferimento per tutti coloro che devono bandire gare di appalto. Carmelo Romeo, presidente ONBSI, ha sottolineato un ulteriore elemento di criticità, quello del controllo del rispetto delle regole, in particolare del rispetto dei costi del lavoro, concordati con il Ministero del Lavoro, ma troppo spesso disattesi proprio dalle Pubbliche Amministrazioni, con l’adozione furbesca di contratti di lavoro diversi, con escamotage che penalizzano le aziende in regola, favorendo in tal modo il sorgere di imprese dall’operato poco limpido. Romeo ha assicurato che l’ONBSI opererà un’azione di vigilanza e ha auspicato che ci sia a breve un confronto proprio sulle regole, da estendere anche alla committenza privata, perché non si assista più all’indizione di gare d’appalto – come nel caso di Telecom – in cui il costo del lavoro è calcolato a 10 Euro, a fronte di tabelle ministeriali che lo fissano a 15 Euro. Da tutti indistintamente è poi giunto l’appello a controlli seri, effettuati non soltanto, come avviene ora, presso le imprese in regola o che denunciano anomalie, ma presso quelle imprese che rappresentano una effettiva turbativa del mercato. L’incontro si è concluso con l’impegno di ritrovarsi, tra due anni, a verificare se e quanto le istanze emerse abbiano prodotto effettivi cambiamenti. SCARICA IL PDF DELLA TAVOLA ROTONDA |