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Roma - Il 26 settembre scorso, a Roma, presso il Palazzo dell’Enciclopedia Italiana, Cittadinanzattiva ha presentato il VI Rapporto su sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici. Alla presenza dell’onorevole Alessandra Mussolini, presidente della Commissione per l’Infanzia, di rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e della Protezione Civile, Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della Scuola di Cittadinanzattiva e Matteo Marino, presidente AFED che ha sponsorizzato l’indagine per quanto riguarda il Focus sull’igiene e la pulizia, hanno illustrato una situazione pressoché disastrata e senza sintomi di miglioramento nel corso degli anni.
Più di mille le scuole, di ogni ordine e grado, monitorate da sei anni a questa parte e di anno in anno si sono registrati peggioramenti rispetto a tutti i parametri di riferimento. Per quanto riguarda le 132 scuole dell’indagine 2008, dislocate in 12 regioni, il giudizio è buono solo per 12 edifici, discreto per 33, appena sufficiente per 56, insufficiente per 24 e pessimo per 7 (di cui 6 scuole per l’infanzia). Nel 28% delle scuole manca il Certificato di Agibilità igienico-sanitaria e nel 33% non è reperibile. Bollino nero, per quanto riguarda igiene e pulizia, per aule, bagni, palestre. Le aule, nel 29% degli istituti, si assicurano il titolo di “ambiente più sporco”, con polvere, rifiuti, imbrattamenti, su pavimenti e arredi. Il 42% dei bagni non ha gli scopini, nel 49% non c’è carta igienica, nel 70% manca il sapone, in oltre il 50% la pulizia è decisamente insufficiente. Le cause sono da ricercare nella scarsa formazione del personale addetto, impegnato spesso in maniera non razionale in altre attività (vigilanza, consegna circolari eccetera) e dedito alle pulizie nei ritagli di tempo, e nella mancanza di informazione rispetto alle moderne tecniche di sanificazione, per cui ci si affida alla “consuetudine” di stampo casalingo e alle abitudini individuali. Così i prodotti maggiormente utilizzati sono candeggina, acido muriatico), alcol (pericolosi per gli operatori, per l’ambiente, per l’utenza, mentre praticamente assenti sono le macchine e gli attrezzi professionali. Ne consegue che la realtà e la percezione della pulizia sono assolutamente insufficienti. Matteo Marino, commentando i dati dell’indagine, ha sottolineato come sia necessario avviare percorsi di formazione, per realizzare condizioni igieniche accettabili, pur contenendo i costi e riducendo la fatica per gli operatori, e ha affermato che dall’interno della scuola, in particolare dagli addetti, che nella maggior parte dei casi non sono messi in condizione di lavorare bene, venga avvertita l’esigenza di qualificazione. E ha portato a conferma delle sue parole l’esperienza della provincia di Brescia, con i corsi di formazione proposti dal dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, dottor Colosio, e frequentati, su base volontaria, da oltre 400 partecipanti tra il personale ATA. Ha auspicato che l’esperienza diventi capillare e ha assicurato l’impegno e la collaborazione di Afed per migliorare la vivibilità delle scuole pubbliche. |