associazione italiana fabricanti macchine, prodotti e attrezzi per la pulizia professionale e l'igiene ambientale

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Alla (ri)scoperta dell’America

Un’indagine sul mercato statunitense, realizzata da Afidamp attraverso l’ICE, indica alle aziende italiane come potere riconquistare le quote di mercato insidiate dalla concorrenza dei paesi emergenti.

Il 24 giugno scorso, nell’ambito dell’Ecocleaning Day, organizzato da AfidampFAB presso il Circolo della Stampa di Milano, Stephen Ashkin, il più importante esperto americano di Green Cleaning, consulente tra l’altro dell’US Environmental Protection Agency (EPA) e dell’US General Services Administration (GSA), ha presentato un anteprima dello Studio “Il mercato del Cleaning negli Stati Uniti”, commissionato dall’ICE per conto di Afidamp, per aiutare le aziende italiane produttrici di macchine e di attrezzature per la pulizia professionale, a tornare a essere competitive in terra americana, dove, nel 2005 la  nostra produzione rappresentava il 25,7% dell’importazione statunitense di macchine per la pulizia professionale, mentre oggi rappresenta solo il 5,28%.

Per questa indagine, Ashkin ha consultato un campione di 4.500 soggetti, rappresentativi dell’intera filiera, dai produttori agli importatori, dai distributori alle imprese di pulizia, agli amministratori di immobili ai facility manager, intervistando personaggi chiave, espressione di varie funzioni, dagli amministratori delegati ai responsabili dei più diversi comparti aziendali.

Dall’indagine risulta che negli ultimi dieci anni l’industria della pulizia negli Stati Uniti si è consolidata e sviluppata significativamente, dando luogo a una agguerrita concorrenza, che ha ridotto i margini di profitto, inducendo i fabbricanti e i fornitori locali ad ampliare la gamma dei prodotti, abbandonando possibilmente il monoprodotto, ricorrendo al private label, promuovendo azioni di partnerariato.

La recente crisi economica, con la stasi nel settore dell’edilizia industriale e commerciale, ha ridotto la domanda dei servizi di pulizia, incrementando ulteriormente la rincorsa ai prezzi bassi, diminuendo ancora i margini di guadagno e ritardando il ricambio delle attrezzature, manuali e meccaniche, dai tre ai cinque anni.

Tuttavia, si stima che la domanda di attrezzature per la pulizia negli Stati Uniti arriverà, nel 2013, a 7,6 miliardi di dollari, con un tasso di crescita, da oggi ad allora, del 2% annuo, interessante nonostante rappresenti un rallentamento rispetto all’incremento del 2,4% annuo registrato nell’arco di tempo dal 2003 al 2008.

La crescita maggiore si registrerà nel settore delle imprese di servizi, il cui giro di affari avrà un incremento del 2,7% annuo, raggiungendo i 2,1 miliardi di dollari nel 2013, il 27,6% in più in termini di valore, e una percentuale più elevata in termini di volumi, quindi di macchinari e attrezzature.

Di questa crescita si avvantaggerà chi saprà riconvertire la propria produzione, innovando nel senso di incrementare l’efficienza produttiva, quindi contenendo i costi di lavorazione, realizzando prodotti polifunzionali, rispondenti a esigenze di sostenibilità ambientale, che durino a lungo nel tempo, e consentano risparmio di acqua, di energia, di tempi di lavoro. La tendenza è lo sviluppo del Green Cleaning, che, avverte Ashkin, non è importante tanto nella prospettiva del futuro, ma è importante oggi, in quanto consente di recuperare in termini ambientali e di redditività.

Nonostante gli Stati Uniti vantino un buon numero di produttori di livello mondiale, tuttavia il paese è uno dei più forti importatori nel settore del cleaning, e si prevede che il valore di queste importazioni continuerà a crescere del 6,3% annuo, raggiungendo i 965 milioni di dollari nel 2013.

Fattori determinanti di questa crescita, i prezzi più bassi, dovuti a bassi costi del lavoro, a normative, ambientali e commerciali, meno rigide in molti paesi esteri, come Cina, Brasile, Canada, Messico, Pakistan, India, Indonesia, Corea che sono i primi importatori,. soprattutto di prodotti a basso tasso tecnologico, come le attrezzature per la pulizia manuale, e le macchine semplici, poco sofisticate

Tuttavia, ci sono margini per una inversione di tendenza, o per lo meno per il contenimento dell’importazione di queste tipologie di prodotti. Si registra infatti una domanda crescente di attenzione alle tematiche dell’ergonomia, della sostenibilità ambientale, della pulizia verde, del ciclo di vita di macchine e attrezzature.

Secondo Ashkin, i fabbricanti esteri che hanno basato la propria offerta solo sul basso costo del prodotto, in prospettiva (una prospettiva a suo dire di medio termine) non saranno in grado di soddisfare le nuove esigenze. Si aprono, quindi, varchi alla penetrazione da parte di aziende che sappiano coniugare una produzione in linea con le richieste dell’utenza finale a costi contenuti, sulla base di una maggiore efficienza produttiva.

All’analisi generale, Ashkin ha aggiunto alcuni elementi caratterizzanti la presenza delle aziende italiane in America. Dall’indagine è emersa la percezione che le macchine europee, e italiane in particolare, non siano abbastanza resistenti per le condizioni di impiego negli Stati Uniti, per cui, a detta dell’esperto, occorre ripensare l’offerta anche in questi termini, tenendo altresì conto del fatto che l’edilizia si sta orientando verso l’adozione di pavimenti duri, mentre finora era prevalsa la moquette. E questa tendenza si riscontra anche nella ristrutturazione degli edifici esistenti.

Fondamentale, però, per essere davvero competitivi è il sapersi porre sul mercato americano, caratterizzato dalla vastità anche territoriale e geografica.

Occorre pertanto che i fabbricanti italiani, singolarmente (se sono in grado) o in una sorta di associazione, abbiano basi logistiche negli Stati Uniti, per fornire un servizio adeguato ai distributori, in termini di rifornimenti, di ricambi, di assistenza pre e post vendita, con la presenza di tecnici aziendali che possano affiancare il distributore nell’analisi delle esigenze del cliente e nella dimostrazione delle performance di macchine e attrezzature.

Il cliente americano è esigente e occorre che trovi sempre un interlocutore in grado di rispondergli, nella sua lingua e nelle sue ore di lavoro. E’ quindi necessario che i fabbricanti che vogliano esportare in America organizzino strutture adeguate, per fornire un’immagine di affidabilità che è fondamentale.

Naturalmente non bisogna dimenticare l’innovazione di prodotto, soprattutto nella direzione del verde, in quanto la pulizia verde sarà un tassello non secondario della Green Economy, che è il nuovo corso dell’economia statunitense.

 
 
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